
Come preparare un archivio alla digitalizzazione: checklist per enti, biblioteche e fondazioni
Preparare un archivio alla digitalizzazione non significa semplicemente disporre i documenti davanti a uno scanner. Prima dell’acquisizione occorre capire che cosa digitalizzare, in quale ordine, con quali finalità, con quali metadati e con quali criteri di controllo.
Una preparazione insufficiente può produrre migliaia di immagini tecnicamente corrette ma difficili da identificare, incomplete, fuori sequenza o scollegate dal contesto archivistico originario. Per questo la fase preliminare è una delle parti più importanti dell’intero progetto.
Le Linee guida del Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale definiscono infatti la digitalizzazione come un processo che comprende creazione, metadatazione e archiviazione degli oggetti digitali. La preparazione del fondo deve quindi essere progettata insieme alla produzione dei file e alla loro gestione futura.
1. Definire perché si vuole digitalizzare
La prima domanda non dovrebbe essere «quante pagine dobbiamo scansionare?», ma: perché stiamo digitalizzando questo patrimonio?
- ridurre la consultazione degli originali;
- favorire l’accesso da parte del pubblico;
- pubblicare una collezione online;
- sostenere attività di ricerca;
- valorizzare un fondo;
- creare una Digital Library;
- integrare i dati con cataloghi o sistemi archivistici;
- documentare materiali fragili o molto consultati.
La finalità influenza direttamente risoluzione, formati, metadati, modalità di acquisizione, struttura delle cartelle e modalità di consegna. Un master destinato alla conservazione digitale ha esigenze differenti da un’immagine prodotta esclusivamente per la consultazione sul web.
2. Stabilire esattamente cosa verrà digitalizzato
Prima di iniziare è necessario delimitare il perimetro del progetto. Occorre stimare la consistenza del fondo e riconoscere le diverse tipologie di materiale presenti: fascicoli, registri, carte sciolte, fotografie, negativi, mappe, planimetrie, disegni, volumi rilegati e allegati.

La ricognizione preliminare consente di distinguere tipologie, formati e livelli di complessità prima dell’avvio del cantiere. Foto: Eric Prouzet / Unsplash.
In un archivio apparentemente omogeneo possono convivere materiali con esigenze molto diverse. Trattarli come un’unica categoria porta spesso a stime poco attendibili dei tempi, dei costi e delle attrezzature necessarie.
3. Verificare l’ordinamento e la struttura del fondo
La digitalizzazione dovrebbe preservare il contesto documentario, non cancellarlo. Prima dell’acquisizione bisogna quindi capire come il materiale è organizzato: fondo, serie, sottoserie, fascicolo, unità documentaria, segnatura e numerazione interna.
Se un fascicolo contiene sessanta documenti, le immagini prodotte devono poter essere ricondotte senza ambiguità a quell’unità e mantenere la sequenza corretta. Per questo il sistema di identificazione e naming deve essere definito prima della produzione, non dopo aver acquisito migliaia di immagini.

Registri, volumi e unità complesse richiedono particolare attenzione alla sequenza e alla relazione tra oggetto fisico e oggetto digitale. Foto: camera obscura / Unsplash.
4. Individuare i materiali fragili o problematici
Prima della digitalizzazione è opportuno effettuare almeno una valutazione conservativa preliminare. L’obiettivo non è restaurare automaticamente tutto il fondo, ma individuare le unità che possono entrare normalmente nel flusso di lavoro e quelle che richiedono modalità differenti.
- carte molto fragili o lacerate;
- documenti deformati o fortemente piegati;
- legature instabili;
- elementi distaccati;
- fotografie, negativi e supporti trasparenti;
- materiali con sporco superficiale significativo;
- volumi che non possono essere aperti completamente;
- grandi formati o materiali difficili da movimentare.
Quando necessario, la conservazione preventiva e la messa in sicurezza devono precedere o accompagnare la digitalizzazione.
5. Non perdere l’organizzazione fisica originale
Cartelline, camicie, fascicoli, numerazioni, divisori, etichette e contenitori possono contenere informazioni essenziali. Durante la preparazione occorre evitare di separare il materiale dalla propria struttura senza aver prima documentato l’ordine originale.
In alcuni progetti può essere opportuno acquisire anche copertine, cartelline, segnature, frontespizi, fogli di guardia e altri elementi che permettono di comprendere la struttura dell’unità. L’obiettivo non è creare una raccolta di immagini isolate, ma una rappresentazione digitale coerente del fondo.
6. Definire il naming prima dell’acquisizione
Il nome del file è uno degli strumenti fondamentali per controllare un progetto. Un buon sistema dovrebbe essere univoco, coerente, prevedibile e sufficientemente semplice.
Un esempio puramente schematico potrebbe essere:
FONDO_SERIE_FASCICOLO_0001.tif
Il modello effettivo deve però derivare dalla struttura reale dell’archivio e dal sistema informativo nel quale i file saranno utilizzati. Cambiare naming quando sono già state prodotte decine di migliaia di immagini può generare duplicazioni, errori e costi di correzione elevati.
7. Stabilire quali metadati raccogliere
L’immagine digitale non dovrebbe vivere separata dalle informazioni che permettono di identificarla. Prima dell’avvio del progetto occorre stabilire quali dati associare agli oggetti digitali.
- identificativo;
- fondo e serie;
- unità archivistica;
- segnatura;
- titolo e data;
- autore o produttore;
- tipologia documentaria;
- numero di pagina o carta;
- informazioni tecniche sull’acquisizione;
- diritti e condizioni di utilizzo;
- relazioni con altri oggetti digitali.
Le indicazioni delle Soprintendenze archivistiche e bibliografiche distinguono normalmente metadati descrittivi, tecnici, amministrativi e gestionali. La documentazione tecnica ICAR fornisce inoltre riferimenti per l’interoperabilità e per i tracciati utilizzati nel settore archivistico.
8. Stabilire master e derivati di consultazione
Prima di acquisire il primo documento devono essere definiti anche i file che verranno prodotti. Una struttura frequente distingue tra un master digitale, destinato alla conservazione e alla produzione di ulteriori copie, e uno o più derivati più leggeri destinati alla consultazione o alla pubblicazione online.
La scelta del formato non dovrebbe essere isolata dalle finalità del progetto. Le indicazioni istituzionali per i beni archivistici e librari richiedono infatti di descrivere non soltanto le caratteristiche dei file, ma anche il sistema di conservazione, le misure di backup e il sistema di gestione e visualizzazione delle immagini.
9. Gestire correttamente gli archivi fotografici e i materiali eterogenei
Fotografie, negativi, diapositive, album e materiali trasparenti non possono essere trattati come normali fogli di carta. Cambiano illuminazione, supporti, modalità di manipolazione, risoluzione, controllo cromatico e spesso anche la struttura dei metadati.

Le collezioni fotografiche richiedono un flusso specifico che tenga insieme supporto originale, immagine digitale e informazioni descrittive. Foto: Mr Cup / Fabien Barral / Unsplash.
Per approfondire questo ambito è disponibile la pagina dedicata alla digitalizzazione di archivi fotografici.
10. Decidere dove avverrà la digitalizzazione
Le possibilità principali sono un cantiere interno all’istituto, un laboratorio esterno oppure una configurazione mista. Per materiali fragili, rari o complessi, ridurre gli spostamenti può essere particolarmente importante.
Un cantiere presso l’ente permette di limitare la movimentazione dell’intero patrimonio, ma richiede spazi adeguati, organizzazione dei flussi, sicurezza e attrezzature compatibili con l’ambiente. La scelta deve quindi essere valutata insieme alle esigenze conservative e logistiche.
11. Preparare fisicamente il materiale
Una volta definiti struttura e criteri del progetto può iniziare la preparazione operativa. A seconda del fondo può comprendere la verifica della sequenza, l’identificazione dei fascicoli, il controllo della numerazione, la gestione degli allegati, la predisposizione dei supporti di appoggio e la separazione temporanea delle unità problematiche.

Volumi e documenti rilegati richiedono modalità di apertura, sostegno e acquisizione compatibili con il loro stato di conservazione. Foto: Eric Prouzet / Unsplash.
Per libri, manoscritti e fondi librari è possibile consultare anche il servizio specifico di digitalizzazione di libri e manoscritti; per mappe e materiali fuori formato, la pagina dedicata a disegni, planimetrie e grandi formati.
12. Creare un lotto pilota prima del progetto completo
Prima di avviare un fondo composto da migliaia o decine di migliaia di oggetti è consigliabile testare l’intero processo su un campione realmente rappresentativo.
Per molti progetti può essere utile partire da un nucleo di 50–200 oggetti, variando la dimensione in base alla complessità. Il campione dovrebbe includere non soltanto i casi semplici, ma anche un fascicolo complesso, un materiale fragile, eventuali grandi formati, allegati e tipologie speciali.
Il progetto pilota permette di verificare in anticipo produttività, tempi, qualità delle immagini, dimensione dei file, naming, metadati e procedure di controllo. È uno dei modi più efficaci per evitare di scoprire problemi strutturali quando sono già state prodotte migliaia di immagini.
13. Definire il controllo qualità
Un progetto non termina quando l’immagine viene acquisita. Bisogna stabilire come sarà controllata durante la produzione.
- presenza di tutte le immagini;
- sequenza corretta;
- orientamento;
- messa a fuoco e leggibilità;
- uniformità dell’acquisizione;
- assenza di file corrotti;
- coerenza del naming;
- corrispondenza con l’originale;
- correttezza dei metadati.
Il controllo dovrebbe essere integrato nel processo e non concentrato esclusivamente alla fine. Correggere un problema subito dopo l’acquisizione è molto più semplice che individuarlo mesi dopo.
14. Pianificare archiviazione, backup e accesso
Un archivio digitalizzato può occupare rapidamente centinaia di gigabyte o diversi terabyte. Prima di iniziare occorre quindi stabilire dove saranno conservati i master, come saranno gestiti i derivati, quante copie di sicurezza saranno mantenute, chi avrà accesso ai file e quale sistema sarà utilizzato per gestire e visualizzare gli oggetti digitali.
Il Piano nazionale di digitalizzazione inserisce produzione, gestione e conservazione dei dati in un unico ciclo di vita. Pensare all’archiviazione soltanto alla fine significa affrontare troppo tardi uno degli aspetti centrali del progetto.
Checklist prima di iniziare
- ☐ finalità della digitalizzazione;
- ☐ consistenza approssimativa del fondo;
- ☐ tipologie documentarie presenti;
- ☐ struttura archivistica e segnature;
- ☐ materiali fragili o problematici;
- ☐ sistema di naming;
- ☐ metadati richiesti;
- ☐ caratteristiche dei master;
- ☐ formati dei derivati;
- ☐ luogo di acquisizione;
- ☐ modalità di movimentazione;
- ☐ controllo qualità;
- ☐ struttura delle cartelle;
- ☐ backup e conservazione;
- ☐ destinazione finale dei file;
- ☐ campione o progetto pilota.
Preparare bene significa ridurre costi e problemi
Una buona preparazione permette di stimare meglio tempi e budget, riduce le interruzioni del cantiere e soprattutto evita di produrre oggetti digitali che dovranno essere rinominati, riordinati o nuovamente acquisiti.
La digitalizzazione efficace nasce quindi prima dello scanner o della fotocamera. Nasce dalla conoscenza del fondo, dalla definizione delle regole e dalla capacità di mantenere durante tutto il processo il rapporto tra originale fisico, immagine digitale e informazione descrittiva.
L’Antro di Thoth affianca archivi, biblioteche, musei, fondazioni e collezioni nella digitalizzazione del patrimonio culturale, dalla valutazione preliminare alla strutturazione del flusso di acquisizione e dei metadati. Per fondi documentari è disponibile il servizio di digitalizzazione di archivi e fondi documentari.
Per progetti complessi è possibile iniziare da un progetto pilota o da una valutazione preliminare: contatta L’Antro di Thoth.
Fonti istituzionali
- Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Linee guida del Piano nazionale di digitalizzazione.
- Istituto Centrale per gli Archivi – Linee guida per la digitalizzazione, aggiornamento 15 maggio 2026.
- Soprintendenza archivistica e bibliografica della Lombardia – Digitalizzazione.
- ICAR – Documentazione tecnica e standard archivistici.


