Le droghe degli dei: veleni sacri, estasi divine – Philippe De Félice (1990). Genova: ECIG, 333 p. ; 21 cm.

Quale spiegazione dare all’invincibile attrazione che l’alcool esercita su parte degli uomini contemporanei? Con quanta autorità questi regna sovrano nei desideri che essi provano e nella vita che conducono? La soluzione di questo problema potrebbe essere meno semplice di quella che si sarebbe tentati di immaginare. In effetti, malgrado le apparenze, non bisogna dimenticare che, istintivamente, l’uomo prova una naturale ripugnanza verso l’alcool così come verso tutte le altre sostanze tossiche. Senza dubbio “facendosi violenza o lasciandosi fare violenza”, egli perviene a superare “questo disgusto istintivo” e a trionfare su questa “intolleranza fisiologica”. Le conseguenze di ciò comportano un primitivo stato patologico, che consiste “nell’assuefazione progressiva all’alcool” per arrivare successivamente ad un secondo stato non meno patologico, implicante “il bisogno irresistibile” di assorbirne ancora. Semplicemente, questo non è che il risultato di un’inclinazione morbosa, ovvero un qualcosa
che sta all’origine. Noi assistiamo solo all’epilogo di un dramma interiore, ma il suo inizio ci sfugge. Qual’è stato il punto di partenza di una passione che, poco a poco, va impossessandosi di un essere umano, lo istiga contro se stesso e finisce per farne l’artefice della propria decadenza?

Philippe de Félice (31 marzo 1880 a Mer (Loir-et-Cher) , 6 marzo 1964) è stato un religioso e teologo riformato francese, storico della religione e psicologo di massa.

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