Dante e il simbolismo pitagorico – P. Vinassa De Regny (1988). Genova: Fratelli Melita, 188 p. ; 21 cm.

“Negli ultimi anni del secolo, al cui inizio era scomparso Dante, quel simpatico uomo e scrittore che fu Franco Sacchetti esclamava: «Come posso sperar che surga Dante se già chi ’l sappia legger non si trova».
Una quantità di nemici del Grande e dell’opera sua lavorava difatti ad impedire che Dante sorgesse, si ergesse per dirlo con parola Dantesca; e questo ostracismo dal più al meno si ripeteva (e direi che tenta di ripetersi anche oggi) nei secoli successivi. Una antica leggenda profetica però avvertiva che Dante sarebbe stato compreso sei secoli dopo la morte sua. La profezia pare si avveri. Gli studi su Dante si sono difatti rafforzati e ampliati. Il testo, grazie all’opera della benemerita Società Dantesca, è stato riportato il più possibile vicino al testo originale purtroppo perduto. Non altrettanto bene ha proceduto la interpretazione profonda dell’immane capolavoro. Sopra tutto si è trascurata o peggio si è spregiata tutta la tradizione pitagorica che in Dante fu grandissima. Di tale tradizione più che altro fu irriso al numerismo, che da Platone era passato a Virgilio, ai primi Padri della Chiesa giù giù sino al grande maestro di Dante, il santo francescano Bonaventura. Ora, per tornare alla profezia tradizionale, fu appunto dopo sei secoli che cominciarono gli studi e le ricerche anche sul numerismo della Commedia. E se non faccio errore, fu primo il Petrocchi. Agli studi dei miei predecessori si unirono sino dal 1928 i miei, che passarono tra la noncuranza o la benevola sopportazione dei ben pensanti dantisti professionali. Non così agì Giovanni Papini, che anzi mi consigliò di riunire le sparse note in un tutto più organico.[…]”

Paolo Eugenio Vinassa de Regny (Firenze, 11 luglio 1871 – Cavi di Lavagna, 18 marzo 1957) è stato un geologo, paleontologo e accademico italiano. È stato autore di oltre trecento pubblicazioni nei campi della geologia, geochimica, fisica, geografia, paleontologia, biologia e botanica, dirigendo la «Geologisces Zentralblatt» e la «Rivista Italiana di Paleontologia», nonché fondando il «Giornale di Geologia pratica». Importante tra le sue centinaia di pubblicazioni è anche la sua critica alla Divina Commedia, che lui esplorò in uno degli aspetti più trascurati ma più caratteristici dell’Alighieri e cioè la tradizione Pitagorica spiegata dal professore nel suo libro “Dante e Pitagora” dove svelò l’abissale mistero del divino poema.

Disponibile in VERSIONE CARTACEA.

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