Il mito dell’alchimia; seguito da L’alchimia asiatica – Mircea Eliade (2001). Torino: Bollati Boringhieri, 133 p. ; 18 cm.

Sono ormai lontani i tempi in cui l’alchimia veniva considerata come una disciplina ingenua, prescientifica se non semplicemente congerie di sciocche superstizioni. I nuovi orientamenti storiografici consentono di affermare che gli alchimisti erano a loro modo degli sperimentatori che contribuirono al progresso delle scienze naturali in Occidente. In realtà però il loro progetto era ben più ambizioso: il concetto di trasmutazione alchemica è l’espressione ultima di una credenza immemoriale nell’azione umana come metodo di trasformazione della natura.

Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907 – Chicago, 22 aprile 1986) è lo storico delle religioni e mitologo tra i più eminenti del Novecento, esperto in particolare di sciamanesimo, yoga e dei rapporti tra magia e alchimia. Le sue opere principali e più famose sono state: Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (1951); Lo yoga. Immortalità e libertà (1954); Alchimia asiatica, (1935-1937); Arti del metallo e alchimisti, (1956); Il sacro e il profano, (1956).

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