L’ alchimia come arte ieratica – Henry Corbin (2001). Torino: Aragno, 199 p. ; 21 cm.

In questa originalissima opera Heny Corbin svolge un’analisi approfondita e documentata delle idee degli alchimisti mussulmani, studiandone soprattutto gli aspetti simbolici. L’alchimia – visione del mondo, sperimentazione combinatoria degli elementi naturali, utopia e ricerca di identità spirituale – è indagata da Corbin lungo i tracciati proposti da alcuni testi fondamentali della letteratura arabo-persiana, come il commento di Aydamor Jaldakî (XVI secolo) al Libro delle sette statue di Apollonio di Tiana e il Libro del Glorioso di Jâbir Ibn Hayyân.

Henry Corbin (Parigi, 14 aprile 1903 – Parigi, 7 ottobre 1978) è stato un filosofo, orientalista e storico delle religioni. Con la sua originale riscoperta della tradizione irano-islamica, ha profondamente influenzato il pensiero contemporaneo. A lui si deve, tra l’altro, l’elaborazione del concetto di mundus imaginalis. Allievo di Étienne Gilson e di Jean Baruzi, fu iniziato alla teosofia orientale da Louis Massignon, che orientò la sua vocazione filosofica verso lo studio dell’Islam iranico e della gnosi sh ’ita. Tradusse e pubblicò i più grandi classici legati a queste tradizioni. Tra le sue opere più importanti ricordiamo: Histoire de la philosophie islamique (Storia della filosofia islamica. Dalle origini ai giorni nostri, Milano 1991), Corps spirituel et Terre céleste (Corpo spirituale e terra celeste, Milano 2002) L’Imagination créatrice dans le soufisme d’Ibn’Arab (L’immaginazione creatrice. Le radici del sufismo, Roma-Bari 2005) e Temple et contemplation (L’immagine del tempio, Milano 2010). Per Mimesis è in corso di traduzione la sua grande summa, in quattro volumi, En Islam iranien.

Disponibile in VERSIONE CARTACEA e digitale in PDF.

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