San Colombano e la simbologia della colomba

di Hasan Andrea Abou Saida

San Colombano di Bobbio è riconosciuto come uno dei maestri del monachesimo occidentale. Fondò numerosi monasteri e chiese in tutta Europa, contribuendo alla diffusione, in particolar modo, del monachesimo irlandese. Secondo i racconti, Colombano nacque in un villaggio del Leinster attorno al 534 d.C. In una leggenda, quando la madre lo aveva appena concepito, vide una notte uscire improvvisamente dal ventre un sole scintillante. Chiesti lumi a chi aveva l’autorità di interpretare un segno soprannaturale, seppe che “aveva in seno un uomo di grandi qualità che avrebbe compiuto cose utili per la sua salvezza e opportune per il bene del prossimo”. Il giovane Colombano venne istruito da un maestro fili (dal *widlu-, “vedere”), appartenente ad una classe di poeti e saggi con le funzioni di maghi, legislatori, giudici, consiglieri dell’autorità e poeti. Da questo maestro, Colombano venne iniziato all’arte della scrittura, lettura, mnemonica, alle sette arti liberali e alle Sacre Scritture. La Chiesa celtica d’Irlanda infatti andò ad integrare gli insegnamenti e molti usi della classe dei fili. All’età di quindici anni, Colombano lasciò la sua casa per diventare monaco: si trasferì nel monastero di Cleenish Island sull’isola di Cleenishmeen Island dei laghi Lough Erne, e in seguito si spostò nell’abbazia di Bangor nell’Irlanda del Nord. Dopo molti anni di studi, preghiere e lavoro, Colombano decise di intraprendere la vita missionaria e di lasciare l’Irlanda. Secondo la tradizione monastica irlandese, iniziò proprio da Bangor il pellegrinaggio del santo volto ad evangelizzare e a fondare nuovi nuclei religiosi cristiani in Europa. All’età di cinquant’anni, partì con dodici compagni alla volta della Francia, dove fondò numerosi monasteri tra i quali quelli di Annegray, Fontaine e Luxeuil, e in seguito quello di Bobbio in Italia nel 614 d.C 1.

San Colombano di Bobbio

Poco prima della partenza di San Colombano con i suoi dodici compagni, morì un altro santo missionario, Columba di Iona, il quale introdusse il cristianesimo in gran parte della Scozia. Columba di Iona, è una tra le più importanti figure monastiche irlandesi ed è venerato come uno dei santi patroni d’Irlanda, insieme a san Patrizio e santa Brigida d’Irlanda. Stando alle cronache, Colum Cille nacque in Irlanda da Fedhlimidh e Eithne del clan Uí Néill di Gartan. Di stipe regale, poiché pronipote di Niall Noigíallach (“Niall dei Nove Ostaggi”), un re irlandese del V secolo, ricevette un’educazione molto simile a quella di San Colombano. Si recò a nel Leinster presso la scuola di un anziano bardo, il mastro Gemman, dove imparò l’arte della musica, a comporre versi, la grammatica, la storia e la letteratura irlandese. Conclusi gli studi dal bardo, Columba entrò nel monastero di Clonard, governato a quel tempo da san Finnian, noto per la sua santità e la sua conoscenza. Qui apprese le tradizioni della chiesa gallese, poiché Finnian aveva studiato presso le scuole di San David del Galles. La sua attività missionaria cominciò nel 563 d.C. con la fondazione di un monastero nell’isola di Iona, al largo della costa occidentale della Scozia, uno tra i più importanti centri religiosi dell’Europa Occidentale. Anche qui Columba vi giunse con dodici compagni, esattamente come fece più tardi anche San Colombano 2. Come si nota, i due santi portano in sé il simbolo della colomba, sia nel loro nome ma anche nelle loro imprese: Colombano, in gaelico Colum Bán, significa «colomba bianca», mentre Columba di Iona, dal gaelico irlandese Colum Cille, significa “colomba della Chiesa”. Nella tradizione cristiana, la colomba rappresenta la purezza ed appare come un messaggero celeste, il soffio dello Spirito Santo. La diffusione del cristianesimo ad opera dei due santi fu un messaggio cosmico di rinnovamento spirituale, un annuncio di cambiamento attraverso lo spirito della colomba.

San Columba di Iona

Grazie alle doti eccellenti dei monaci miniatori, venne veicolato il simbolismo naturale dell’arte celtica, e gran parte della tradizione celtica fu celata sotto il simbolismo della nuova religione cristiana. La tonaca bianca e un particolare tipo di tonsura dei monaci, detta di San Giovanni o di Simon Mago, furono entrambi un lascito dell’antichi costumi dei Druidi (il termine irlandese Mael si usa per indicare una persona calva ma anche un saggio). La tonsura di san Giovanni, detta anche “tonsura celtica” fu adottata in Irlanda, Britannia, Asturie e Galizia e in generale da tutti i monaci cristiani presenti o originari dei paesi celtici, e fu una espressione caratteristica del Cristianesimo celtico in Europa, ma venne condannata dal Concilio di Toledo del 633 d.C 3. La Chiesa celtica infatti, fortemente caratterizzata dalle antiche tradizioni e miti autoctoni irlandesi, ebbe una propria autonomia e proprie radici, talvolta divergenti dalla Chiesa Romana. Nonostante queste divergenze però, la Chiesa celtica non fu mai un’eresia e non vi fu uno scisma, poiché il Cristianesimo celtico o Druidismo Cristiano fu piuttosto un tipo di organizzazione che la nuova religione prese nei paesi a forte presenza celtica 4.

Tonsura celtica, Bohemia (III sec. a.C.)

Molte delle simbologie presenti nel cristianesimo, come appunto la colomba, hanno radici molto più antiche, provenienti dai culti celtici, e ancor prima da quelli preistorici stellari. La colomba, spesso assimilata al corvo, veniva associata alla guarigione e ai poteri oracolari. Nel santuario di Dodona in Grecia ad esempio, originariamente dedicato alla Dea Madre, e poi condiviso tra le divinità Zeus e Dione (forma femminile di Zeus), le sacerdotesse venivano chiamate peleiades (“colombe”) e l’oracolo interpretava il volo delle colombe e interrogava la quercia sacra di Zeus per avere i responsi e per comunicare con l’Altromondo 5. Secondo un’antica leggenda, il luogo di fondazione della città di Pavia, anticamente chiamata Ticinum, fu scelto su indicazione divina di una colomba. La storia narra che degli anziani druidi, appartenenti ad una tribù nomade celtica insediatasi in quel territorio, decisero di affidarsi agli dei per compiere il rito di fondazione dell’insediamento, e per farlo scelsero la figlia del capo, una giovane vergine. La giovane celtica, dopo essersi purificata con un bagno lustrale, col capo cinto di fronde di quercia, intrecciate con virgulti di salice, ligustri, giunchiglie ed erbe sacre, prese tra le mani una candida colomba e, dopo averla “offerta” ai quattro lati dell’orizzonte, levò alto sul capo il volatile e, unendo la propria invocazione a quelle di tutta la tribù, aprì le mani lasciandolo volare. La colomba si diresse ad oriente e il suo magico volo fu seguito, con grande trepidazione, dalla tribù che la vide fermarsi su un ramo di una gigantesca quercia dove costruì il suo nido. In quel punto, costruirono il loro villaggio, dove i Romani avrebbero fondato più avanti la città di Ticinum 6.

L’oracolo di Dodona – Jean Delville

La colomba dunque in origine è un simbolo femminile, legato alla divinazione, ai riti primaverili, alla fertilità e alla rinascita. Nella mitologia celtica irlandese, la colomba è uno degli animali sacri alla dea Brighid, la Grande Dea per eccellenza, associata alla primavera e alla fertilità. Brighid è la dea del fuoco, del sole, della luna, della figliazione degli animali, dell’arte dei fabbri, della fertilità e della nascita, della famiglia, del focolare, della filatura e della tessitura, della musica e della poesia, della guerra, della medicina e della divinazione 7. In una leggenda, si racconta che santa Brigida d’Irlanda (la cristianizzazione della dea celtica Brighid e, secondo la leggenda, anch’essa istruita in gioventù dai Druidi), vide un giorno una colomba bianca che la condusse in un luogo desertico, dove assistette come levatrice alla nascita del bambin Gesù. In quel luogo erano presenti delle mucche che, arse dalla sete, non potevano produrre latte per allattare il bimbo appena nato. Brigida cantò loro le “poesie del paradiso” e il latte cominciò a scorrere copiosamente per il Santo Bambino 8. Per questi attributi, la santa viene associata alla dea celtica Brighid e agli animali totemici a lei associati, ovvero la mucca e la colomba, entrambi legati all’Altromondo celtico.

Santa Brigida d’Irlanda

Nel ciclo annuale celtico, la festa dedicata alla fertilità, alla rinascita e all’inizio della Primavera – Estate viene chiamata Beltane e viene celebrata tradizionalmente il 1° Maggio. La parola Beltane o Beltine, che significa letteralmente ”fuoco di Bel” (ancora oggi è utilizzata per designare il mese di maggio nell’irlandese moderno) è legata al dio Belenos, il supremo dio della luce e del fuoco sacro, e a sua moglie, la dea Belisama, dea del Fuoco e delle Acque, che non a caso è uno degli epiteti della dea irlandese Brighid. Nel giorno di Beltane, si celebravano i riti di fecondità della terra, nei quali la Dea Madre si univa al Dio Solare, affinché venissero generati i frutti della Terra 9. Questo giorno segnava l’inizio della bella stagione e della seconda metà dell’anno celtico, quella luminosa, durante il quale sorgeva un gruppo di stelle molto importanti per i Celti, le Pleiadi. Chiamate anticamente “le Sette Sorelle”, sono le stelle più luminose della costellazione del Toro e segnavano l’inizio del nuovo anno agricolo e la stagione dell’accoppiamento egli animali. Secondo una leggenda greca, prima di diventare stelle, erano in origine le sette ninfe compagne di Artemide. Un giorno incontrarono il cacciatore Orione e divennero la sua preda. Per proteggerle e sfuggire all’inseguimento del cacciatore, Zeus le tramutò in colombe e le liberò nel cielo. Il nome della costellazione infatti deriva dal greco péleiades, che significa appunto “colombe” 10.

Le Pleiadi di Elihu Vedder (1885)

Tra tutte le Pleiadi, la più bella era Maia, figlia di Atlante e di Pleione o Sterope. Maia era una ninfa dei boschi che viveva sul monte Cillene in Arcadia e fu amante di Zeus, con il quale diede alla luce il dio Ermes. Originariamente, la ninfa fu una grande divinità femminile, adorata in tempi arcaici 11. Anche a Roma era venerata la dea Maia, un’antica divinità della fecondità e del risveglio della Natura. A lei era dedicato il primo giorno del mese di Maggio e il mese stesso (dal latino Maius che significa “Maggio”) 12. Di fatto il nome Maia(dal greco Μαῖα)significa «madre», «nutrice», e a volte «nonna», portando con sé i più alti aspetti del femminile sacro 13. Secondo lo studioso polacco Andrzej Niemojewski, la stella Maia rappresenterebbe nella tradizione cristiana la Vergine Maria (variante del nome Maia – Maja). Nel cristianesimo primitivo, la madre di Gesù era una colomba, il simbolo animale della Vergine Maria. Il mese di Maggio infatti è tradizionalmente dedicato ai culti mariani 14.
In conclusione la colomba, fin dall’antichità più remota, è stato un simbolo del femminile sacro connesso all’influsso delle Pleiadi, tramandato nei secoli attraverso le sue manifestazioni divine, e ancora oggi presente nei culti cristiani, incarnata nei santi che portano il suo nome.

Le stelle Pleiadi nella costellazione del Toro

1 Cattabiani, A. (2013). “Colombano di Bobbio”, Santi d’Italia. Milano: Rizzoli.

2 Columba di Iona. Wikipedia, L’enciclopedia libera, https://it.wikipedia.org/wiki/Columba_di_Iona (ultima visita 21/11/2020).

3 Taraglio, R. (2005). Il vischio e la quercia: la spiritualità celtica nell’Europa druidica (Nuova). Torino: L’età dell’acquario, pp. 394 – 395.

4 Ivi, p. 393.

5 Dodona. Wikipedia, L’enciclopedia libera, https://it.wikipedia.org/wiki/Dodona (ultima visita 21/11/2020).

6 Un fiume, una fanciulla, una colomba. Ticinum Papia, http://www.ticinum-papia.it/colomba.htm (ultima visita 21/11/2020).

7 Taraglio, R. (2005). Il vischio e la quercia: la spiritualità celtica nell’Europa druidica (Nuova). Torino: L’età dell’acquario, p. 188.

8 Santa Brigida di Irlanda. Spazio Sacro, http://spaziosacroaltaredibrigida.blogspot.com/2013/01/brigida-la-santa.html (ultima visita 21/11/2020).

9 Taraglio, R. (2005). Il vischio e la quercia: la spiritualità celtica nell’Europa druidica (Nuova). Torino: L’età dell’acquario, p. 370 – 371.

10 Pleiadi (mitologia). Sapere.it, https://www.sapere.it/enciclopedia/Pl%C3%A8iadi+%28mitologia%29.html (ultima visita 21/11/2020).

11 Maia (pleiade). Wikipedia, L’enciclopedia libera, https://it.wikipedia.org/wiki/Maia_(pleiade) (ultima visita 21/11/2020).

12 Maia (divinità). Wikipedia, L’enciclopedia libera, https://it.wikipedia.org/wiki/Maia_(divinit%C3%A0) (ultima visita 21/11/2020).

13 Maia. Treccani Enciclopedia online, https://www.treccani.it/enciclopedia/maia/#:~:text=%C3%A8%20amata%20da%20Zeus%20in,mitologica%20di%20alta%20dignit%C3%A0%20femminile. (ultima visita 21/11/2020).

14 Drews, A. (1912). The Witnesses to the Historicity of Jesus. Chicago: Watts, p. 214.


Bibliografia

Arecchi, A. (2000). Pavia : leggende e magia dai Celti ai Visconti. Pavia: Liutprand.

Cattabiani, A. (2013). Santi d’Italia. Milano: Rizzoli.

Drews, A. (1912). The Witnesses to the Historicity of Jesus. Chicago: Watts.

Taraglio, R. (2005). Il vischio e la quercia : la spiritualità celtica nell’Europa druidica (Nuova). Torino: L’età dell’acquario.