La magia naturale nel Rinascimento. Testi di Agrippa, Cardano, Fludd (1989). Torino: UTET, 134 p., \6! c. di tav. : ill. ; 25 cm.

Le molteplici serie di attività che si è soliti designare con il generico termine di magia hanno la fortissima tendenza a diventare difficilmente distinguibili da altre attività, solitamente designate con altri nomi. Anche la magia del Rinascimento, come ha scritto D. P. Walker, è sempre sul punto di risolversi in arte, in scienza, in psicoterapia, in religione. È questo un punto importante perché non si diventa maghi, né nell’ambito della magia naturale né in quello della magia demoniaca, così come si può diventare oggi dottori commercialisti o professori di biologia o fisici teorici. Per una ragione molto semplice: perché nell’universo della magia il sapere e la verità hanno una caratteristica fondamentale. Non sono accessibili a tutti gli uomini né in linea di fatto né in linea di principio. A proposito della magia si è sempre usato, e non per caso, il termine iniziazione. Per giungere ad essere un mago e per praticare la magia è necessario che l’uomo giunga a partecipare ad un principio che è superiore alla sua natura. Bisogna conferire a se stessi un modo d’essere quasi divino, che metta in grado di compiere opere miracolose o ammirande. La definizione che San Tommaso dava della grazia quaedam similitudo divinitatis participata in homine potrebbe, isolata dal suo contesto, essere inserita in molti testi di magia.

Disponibile in VERSIONE CARTACEA.

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