Fiabe del Sottosuolo: analisi chimica delle fiabe di Cappuccetto rosso, Biancaneve, Cenerentola… – Giuseppe Sermonti (1989). Milano: Rusconi Libri, 242 p. : ill. ; 22 cm.

“Tutta la favolosa storia greca, fenicia, egiziana appartiene alla chimica”, scrisse tre secoli fa J. TALLIUS (1687), e voleva dire che gli accadimenti mitici non sono che metafore del processo alchemico. Anche le fiabe del focolare – sostiene Sermonti in questo libro – contengono le stesse metafore.
Che cosa dà a un racconto l’incanto della fiaba? Non è il lieto fine: è il velato riferimento alla magia alchemica. Mantelli che rendono invisibili e stivali che lanciano in velocità, apposizioni di vesti splendide in luogo di miseri abitucci, divoramenti e riapparizioni sono allegorie di sublimazioni e volatilizzazioni, di trasformazioni dorate delle sostanze Vili, di purificazioni negli alambicchi o nelle fornaci.
In questo libro le fiabe più belle sono interpretate in chiave chimico-mineralogica. Così Biancaneve è l’argento e, come il bianco metallo si conserva nativo tra rocce vili, così ella si serba vergine tra 7 piccoli minatori e ancora, come l’argento è sprofondato nella blenda fusa entro il forno a coppella, da cui emerge splendente, così la bianca bambina si ridesta ridendo dal sonno profondo della morte in cui l’ha precipitata una strega. La Bibbia conosce queste metafore:
Le parole di Jahve sono parole pure argento colato in coppella dalla ganga purgato 7 volte (Salmo 12,7)

Il libro fa da controcanto a Fiabe di lana (Rusconi, 1986). «Abitanti di una notte opposta a quella astrale, i 7 metalli sembrano saperne di più dei 7 pianeti, e avere voglia di raccontare, di echeggiare dalle profondità gli squilli ultramondani della luna».
Fiabe del sottosuolo parte dalla interpretazione alchemica dei miti, secondo Dom Pernety (1758) e, dopo aver presentato i personaggi delle fiabe, introduce Cappuccetto Rosso come mercurio, Biancaneve come argento, Cenerentola come zolfo. Le novelle sono riferite alle zone minerarie del Monte Amiata (Toscana), del Sarrabus (Sardegna) e della piana di Enna (Sicilia).
Le fiabe non sono cronache abbellite del vissuto: sono svolgimenti di trame narrative antichissime, con cui sono composti non solo miti e raccontini, ma talvolta persino il percorso della vita umana. La uccisione di una strega (Katharina Schnaderin) ad opera di due fratelli non generò la favola di Hänsel e Gretel (come sostiene Traxler). Si può provare che, al contrario, «Katharina fu uccisa da una fiaba».

Giuseppe Sermonti (Roma, 1925 – Roma, 2018) è stato un biologo e saggista italiano. Dal 1950 ha compiuto ricerche di Genetica microbiologica. Ha tenuto la cattedra di Genetica a Palermo e a Perugia e ha presieduto l’Associazione Genetica Italiana. Dal 1980 ha diretto la Rivista di Biologia. Ha pubblicato oltre cento lavori scientifici e prodotto alcuni libri sulla ricerca dei princìpi della scienza nelle fiabe del focolare. Nel 2005 gli è stato assegnato il Premio Speciale della Vice-Presidenza del Consiglio per la Cultura nel Settore della Ricerca Scientifica.

Disponibile in VERSIONE CARTACEA e digitale in PDF.

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