Il solstizio d’inverno nella tradizione avaloniana

di Hasan Andrea Abou Saida

Il solstizio invernale, celebrato tradizionalmente il 21 dicembre, è il punto più oscuro dell’anno, dove vi è il pieno trionfo della Notte. Nella tradizione celtica, il 21 dicembre ha molti nomi ed è chiamato anche Mezz’inverno, Yule o Alban Arthuan. Il termine “Alban” designa le feste di luce, mentre “Arthuan” significa “Artù”, rendendo traducibile il nome della festa con “La Luce di Artù”. Secondo il folclore, si dice che Re Artù fosse nato il giorno del solstizio d’inverno, associando il mitico Re al dio Lugh, entrambi sovrani spirituali e terreni. Per i Celti infatti, colui che nasce al Solstizio come il nuovo sole è Lugh, il quale viene rapito dopo tre giorni di vita e nascosto lontano da casa per sfuggire a suo nonno Balor, il Gigante dei demoni fomoriani. Il solstizio d’inverno inoltre è la porta di passaggio nel mezzo del periodo di Giamos, la dimora interiore d’Inverno. Giamos nella tradizione irlandese rappresenta il principio cosmico regnante nella seconda metà oscura dell’anno, ovvero l’inverno, la notte, il profondo ctonio, la morte e il cosmo nel caos. Gli scozzesi si riferivano alle profondità dell’inverno come Dúdlachd, che significa “oscurità”. Questa festa nel Calendario di Coligny è indicata come Deuoriuos Riuri che significa “La Grande Festa divina del Gelo”.

Il solstizio d’inverno a Stonehenge

Il solstizio d’inverno dunque è un profondo momento di trasformazione e rinascita interiore. Sull’Isola Sacra delle Mele, il Re di Avalon è Oscuro, è il Vecchio Sole che muore e dimora nel Mondo Sotterraneo per tre giorni, trasformandosi poi nel Sole Bambino che rinasce dal grembo della Dea: all’alba la Grande Madre Terra dà alla luce il Sole Dio. Anche se i giorni più freddi dell’inverno devono ancora venire, la rinascita del Sole è la promessa che la primavera ritornerà. La Dea dà vita al nuovo Dio, che rappresenta la rinascita della Luce dall’Oscurità, ed è il momento dell’anno in cui gli spiriti della Terra sono spinti a riposare, per prepararsi al lavoro che ci sarà nel ridare alla Terra i nuovi boccioli di vita, con la Primavera. Man mano che l’anno volge al suo termine, le ore di luce son sempre più brevi, fino al giorno del solstizio invernale, uno dei momenti di passaggio più drammatici dell’anno. La notte del 21 dicembre è la più lunga dell’anno, dove l’oscurità trionfa, ma già prepara il cammino e si trasforma in luce. Le sacerdotesse di Avalon che presiedono il periodo invernale sono le Diale, una delle cinque famiglie del Clan delle sacerdotesse presenti sull’Isola Sacra. Le Diale, nei loro attributi e personalità, sono la manifestazione dell’energia invernale: il colore dei loro capelli è l’azzurro e indossano tutte una tunica bianca lucente, candida come la neve. Il loro oggetto caratteristico, che le distingue dalle altre famiglie, è una collana di rami intrecciati con un piccolo cristallo azzurro come pendente. Tra tutte le sacerdotesse, sono le più raffinate ed estroverse, ma hanno un carattere gelido, sono impassibili alle emozioni altrui; solo con le proprie emozioni riescono a scaldare il loro animo e basta un loro sguardo per far suscitare forti emozioni. Come i fiocchi di neve, sono dotate di leggiadria, delicatezza e purezza. Alla vigilia del solstizio d’inverno, tutte le sacerdotesse Diale attendono per l’intera notte l’arrivo dell’alba, quando la Luna lascia posto al Sole, che ritorna con i suoi raggi a scaldare la Terra e a renderla feconda. All’alba le Diale formano un cerchio prendendosi per mano, chiudono gli occhi e si concentrano, e formano una nube di gelo che le avvolge, creando un cerchio impenetrabile. Le sacerdotesse delle altre famiglie formano un cerchio attorno alle Diale, restando però ferme, poiché è la famiglia delle Diale ad officiare il rito. La principessa delle Diale incomincia ad invocare l’inverno seguita dai cori delle altre Diale. In questa notte si lasciano andare le paure, i propri dubbi, le idee logore e i vecchi schemi. Si lascia andare il Passato per camminare verso la Luce futura. La principessa infine accende una candela bianca, simbolo di freddezza e purezza, ed chiede alla fiamma di ardere e di rimanere sempre accesa in ognuno dei cuori delle sacerdotesse in questo periodo invernale. Infatti, la Luce che arriva dal Sole di Yule non è più come nei mesi precedenti, bensì è debole ed aumenterà il proprio calore ogni giorno che passa.


Bibliografia

Un viaggio ad Avalon – Aindreas Fàél (2020). Sossano: Anguana Edizioni