Il dio oggetto – Marc Augé; postfazione, traduzione e cura di Nicola Gasbarro (2002). Roma: Meltemi, 191 p. ; 19 cm.

“Ma come si possono adorare il legno e la pietra?” si chiedevano i missionari cristiani – e alcuni etnologi – di fronte al mistero delle religioni africane. Quale sia il senso del feticismo, cosa significhi (e implichi) attribuire forza vitale e potenza di senso a quelli che a noi appaiono solo degli oggetti, ce lo spiega Marc Auge in queste pagine, mostrandoci come nel “feticcio” trovi in realtà espressione un’affascinante concezione del rapporto tra cose e persone. Tra materia e vita, tra uomini e divinità, tra morti e viventi, sostiene un sacerdote del Benin, non c’è soluzione di continuità, come non c’è tra un individuo e un altro. Il feticismo, quindi, come chiave paradossalmente attuale per comprendere non solo un sistema di pensiero apparentemente molto lontano dal nostro, ma per intuire anche molte questioni al centro della riflessione delle scienze umane sulla surmodernità: la crisi del soggetto, la frammentazione dei confini tra categorie e relazioni. Nella postfazione Nicola Gasbarro – che ha tradotto e curato il volume ricostruisce il quadro teorico della riflessione di Auge, tracciando le coordinate dell’incrocio inevitabile tra antropologia e storia delle religioni.

Marc Augé (Poitiers, 2 settembre 1935) è un antropologo, etnologo, scrittore e filosofo francese. Noto per le sue ricerche in Africa occidentale, è passato poi ad occuparsi di un’antropologia dei mondi contemporanei e della dimensione globale e cosmopolita che accomuna i popoli coloniali e l’Occidente. Già direttore presso L’École des hautes études di Parigi, è tra i pensatori più significativi dell’antropologia contemporanea.

Disponibile in VERSIONE CARTACEA e digitale in PDF.

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