Le ballate di Robin Hood – a cura di Nicoletta Gruppi (1991). Torino: Einaudi, 135 p. ; 20 cm.

Robin Hood: l’eroe infallibile, invincibile, che ruba ai ricchi per donare ai poveri. Questa, almeno, è l’immagine che di lui ci viene fornita dopo la rielaborazione romantica della leggenda e che viene tuttora riproposta dai film sul personaggio (ben due nel 1991). Ma diverso era il Robin Hood originario, quello delle opere anonime che, a partire dal XV secolo, hanno costituito il capostipite letterario di tutta la tradizione. Ecco dunque, proposto in questo libro, il “vero” Robin Hood: un semplice brigante specializzato nel rapinare i viaggiatori. Non è un eroe buono, né è mosso da improbabili motivazioni sociali. Però, qualcosa lo distingue dalla folla variopinta della malavita medievale: è il suo attenersi, o cercare di attenersi, ad alcune regole di comportamento ispirate a modelli cortesi. In questo modo Robin Hood ladro, Robin Hood “famoso assassino” tenta di sottrarre la propria esistenza a una dimensione negativa apparentemente ineluttabile. Le sue gesta sono la ricerca, se non l’affermazione, di una dignità umana che riscatti una vita marginale e degradata. “Le ballate di Robin Hood” offrono, dunque, un messaggio abbastanza semplice, ma di valore universale. Il loro fascino antico è tutto da riscoprire ed è sempre attuale, come vive e attuali sono le ragioni etiche e umane che ne stanno alla base.

Disponibile in VERSIONE CARTACEA.

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