Gli allucinogeni nel mito: racconti sull’origine delle piante psicoattive – Giorgio Samorini (1995). Torino: Nautilus, 172 p, [8] c. di tav. : ill. ; 21 cm.

La ricerca prende in considerazione i miti che fanno di queste piante uno dei mattoni fondanti le culture di pressochè tutti i popoli. Il titolo, di per sè significativo, non fa intendere nulla del lavoro accurato, documentato ed unico in Italia, riguardante i miti di origine delle piante psicoattive. Qui si parla delle origini, del senso profondo del mito, così legato alle piante psicotrope; dal peyote alla cannabis, dalla datura alla coca, dal tabacco all’iboga, toccando tutte le sostanze psicotrope naturali utilizzate da millenni dall’uomo. pianta. Milano è il fulcro delle prime autosperimentazioni (sin dal 1847), dei primi “viaggi” e dei primi tentativi terapeutici a base di hashish. Vi sono coinvolti i più eminenti nomi della classe medica di quei tempi: Giovanni Polli, Carlo Erba, Andrea Verga, Cesare Lombroso, Filippo Lussanna, ecc. Per la prima volta in forma integrale vengono presentate le descrizioni delle esperienze personali lasciateci da questi primi “psiconauti” cannabinici, intrise di entusiasmi, di speranze, di innocenza, di poesia. Il testo prosegue con l’esposizione di altri eventi occorsi nel corso di un secolo, nel tentativo di offrire un contributo alla conoscenza della storia italiana della canapa indiana, indispensabile per una corretta visione e per una coerente soluzione della problematica “questione cannabis”.

Giorgio Samorini (Bologna, 26 maggio 1957) è uno studioso etnobotanico che da decenni sviluppa un lavoro di ricerca sull’uso tradizionale delle piante inebrianti. Ha svolto indagini sul campo presso realtà tribali in Africa, America Latina, Asia. Ha pubblicato numerosi articoli in riviste scientifiche e diversi libri fra cui L’erba di Carlo Erba (1996), Lunghi allucinogeni. Studi etnomicologici (2001), Droghe tribali (2012), Animali che si drogano (2013).

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