Le radici storiche dei racconti di fate – Vladimir Ja. Propp; traduzione di Clara Coisson; prefazione di Giuseppe Cocchiara (1949). Torino: Einaudi, 578 p. ; 22 cm.

Come e quando sono nate le fiabe? E perché si rassomigliano in tutto il mondo? Nell’interpretazione di Propp, i racconti di fate non sono fantasia ma storia, sono il documento di una delle più antiche età dell’uomo: l’epoca delle comunità di cacciatori, prima ancora che la pastorizia e l’agricoltura cominciassero a cambiare il volto del mondo. Giovandosi di un materiale comparativo molto vasto tratto dalla etnologia e lavorando soprattutto sui racconti di fate russi, Propp stabilisce una serie di confronti tra i principali motivi di cui sono intessute le fiabe e analoghe forme rituali esistenti nella protostoria – o in fasi storiche più o meno vagamente indicate – e presso i primitivi. Attraverso tanti racconti sezionati e comparati, interrotti e ripresi in un giro di richiami e illuminazioni, il mondo vivace della narrazione si compone esso stesso in un affascinante racconto.

Vladimir Jakovlevič Propp (San Pietroburgo, 29 aprile 1895 – Leningrado, 22 agosto 1970) è stato un linguista e antropologo russo. Il suo libro Morfologia della fiaba è stato pubblicato in russo nel 1928. Sebbene esso abbia rappresentato un vero e proprio punto di svolta nello studio del folklore e della morfologia – influenzando Lévi-Strauss e Barthes – in Occidente è rimasto per lo più sconosciuto fino alla sua traduzione nel 1958. Attualmente, le tipologie di personaggio da lui descritte vengono utilizzate nell’insegnamento dei media e possono essere applicate alla maggior parte delle storie, siano esse letterarie, teatrali, cinematografiche, televisive, eccetera, arrivando persino a comprendere i videogiochi.

Disponibile in VERSIONE CARTACEA e digitale in PDF.

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