Back

Ultimi libri ricercati

Il linguaggio del mito: valori simbolici e realtà sociale nelle mitologie primitive – Guido Ferraro (1979). Milano: Feltrinelli, 254 p.
Il culto di Mithra: dall’India vedica ai confini dell’impero romano – Julien Ries (2013). Milano: Jaca book, 336 p. ;
Alchimia: significato e visione del mondo – Titus Burckhardt; a cura di Ferdinando Bruno (1981). Milano: Ugo Guanda Editore, 189
Il mito e il suo significato – Julien Ries (2005). Milano: Jaca book, 287 p. ; 23 cm. La nostra
Il Vangelo Esseno della Pace: manoscritto aramaico del terzo secolo e testi in slavo antico – Edmond Bordeaux Szekely (1982).
La scoperta del Vangelo Esseno della Pace – Edmond Bordeaux Szekely (1992). Genova: Edizioni Naturvi, 1 v. : ill. ;
Dell’acqua e dello spirito: rituali, magia e iniziazione nella vita di uno sciamano africano – Malidoma Patrice Somé (1999). Vicenza:
Storia delle civiltà africane – Leo Frobenius; traduzione di Clara Bovero (1964). Torino: Bollati Boringhieri, 577 p., [28] p. di
Guaritori di follia: storie dell’altopiano Dogon – Piero Coppo (1994). Torino: Bollati Boringhieri, 123 p. : ill. ; 22 cm.
Storie e leggende della Transilvania – a cura di Claudio Mutti (1997). Milano: A. Mondadori, 319 p. ; 20 cm.
Lunario: dodici mesi di miti, feste, leggende e tradizioni popolari d’Italia – Alfredo Cattabiani; illustrazioni di Sigfrido Bartolini (1994). Milano:
Dal totemismo al cristianesimo popolare: sviluppi semantici nei dialetti italiani ed europei – Mario Alinei (1984). Alessandria: Edizioni dell’Orso, 165
Archetipi – Elémire Zolla (1988). Venezia: Marsilio, 171 p. ; 22 cm. “Almeno due volte al giorno” – scrive Zolla
I tarocchi dal punto di vista filosofico: il pazzo, gli amanti, la morte – Giuliano Kremmerz (1944). Milano: Fratelli Bocca
Da Zalmoxis a Gengis-Khan: studi comparati sulle religioni e sul folklore della Dacia e dell’Europa centrale – Mircea Eliade (1975).
I Carmina Gadelica: sortilegi e invocazioni dell’arte druidica – Alexander Carmichael (1999). Aosta: Keltia, 158 p. : ill. ; 21
Rapporto dalla Dimensione X. La Vita, la Morte, l’Aldilà – Giorgio Di Simone (1973). Roma: Edizioni Mediterranee,  451 p. Attraverso
I Celti d’Irlanda: società e diritto dell’ultima tradizione celtica – Anna Fattovich (2000). Aosta: Keltia, 143 p. ; 21 cm.
Trattato di storia delle religioni – Mircea Eliade (1954). Torino: Boringhieri, 538 p. ; 22 cm. “Il fine che ci
Il porto invisibile di Orbetello – Mario Pincherle (1989). Ospedaletto: Pacini, 159 p. : ill. ; 29 cm. Cinquemila anni

Il linguaggio del mito: valori simbolici e realtà sociale nelle mitologie primitive – Guido Ferraro (1979). Milano: Feltrinelli, 254 p. ; 22 cm.

Lo studio dei miti “primitivi” è tornato da poco più di un decennio ad imporsi all’attenzione degli etnologi e degli antropologi culturali soprattutto per merito di Lévi-Strauss. Scopo di questo libro è in primo luogo quello di far emergere i principi che sono sommersi sotto l’imponente lavoro di analisi delle Mythologiques levistraussiane, ma anche di procedere oltre, verso la costruzione di una teoria scientifica coerente e sistematica che sappia tener conto delle diverse dimensioni del problema del mito e utilizzare le indicazioni più attuali e più valide scaturite nelle ricerche antropologiche su di esso, servendosi da un lato degli strumenti della semiotica (poiché quello del mito è un linguaggio di cui vanno scoperte le regole e analizzati i meccanismi di significazione), dall’altro delle teorie e indagini dell’antropologia culturale o sociale.

Guido Ferraro, nato nel 1949, svolge la sua attività di ricerca presso l’Istituto di Scienze Umane della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Torino. Ha pubblicato vari lavori di argomento semiotico e antropologico su riviste specializzate. E’ attualmente impegnato in una nuova ricerca sulle narrazioni folkloriche e prepara un libro sull’utilizzazione di strumenti semiotici nell’ambito delle comunicazioni di massa.

Il culto di Mithra: dall’India vedica ai confini dell’impero romano – Julien Ries (2013). Milano: Jaca book, 336 p. ; 24 cm.

Mithra è un dio sovrano del mondo indoiranico il cui culto, sorto in India, è passato in Iran e poi in Commagene e all’inizio dell’era cristiana ha conquistato Roma, dove si è posto quale rivale della religione di Cristo. In questo libro, la cui parte più cospicua nasce dalla revisione e dal completamento di un corso svolto all’Università di Lovanio che raccoglie i risultati di una lunga stagione di rinnovamento degli studi mitraici, Julien Ries segue le sue tracce dall’India alle rive dell’Atlantico. Con una particolare insistenza sulle dottrine e sulle ripercussioni che queste hanno avuto sulla società e sulla vita dei fedeli disegna una sintesi che, partendo dalla religione vedica, attraversa l’Iran antico, considera il culto regale e pubblico in Commagene e si conclude con i misteri mitraici diffusi nell’Impero romano. Ne emerge un quadro vivido, efficace e completo delle peculiarità storiche e dei mutamenti dei culti di un dio che, pur conservando numerosi tratti della sua identità primaria, sotto l’influsso degli elementi culturali e religiosi incontrati sulle vie della sua migrazione ha subito gli effetti dell’acculturazione e del sincretismo.

Julien Ries (Arlon, 19 aprile 1920 – Tournai, 23 febbraio 2013) è stato uno storico delle religioni, cardinale e arcivescovo cattolico belga.

Alchimia: significato e visione del mondo – Titus Burckhardt; a cura di Ferdinando Bruno (1981). Milano: Ugo Guanda Editore, 189 p. : ill. ; 22 cm.

Titus Burckhardt, appartenente a un’insigne famiglia basilese, nasce a Firenze nel 1908. Poco più che ventenne visita per alcuni mesi il Marocco, dove ritorna successivamente per un lungo soggiorno, teso alla conoscenza e all’approfondimento delle “scienze tradizionali”, cosa resa possibile anche attraverso la sua frequentazione dell’Università Al-Qarawiyine di Fes, come ricorda nel discorso “Les sciences traditionnelles à Fès” pronunciato di fronte ai suoi antichi compagni di studi universitari nell’autunno 1972. Tra i suoi interessi allora, oltre alla mistica e alla metafisica, c’è l’arte tradizionale: inclinazione che gli proviene forse dal padre Carl, noto e apprezzato scultore svizzero. Al rientro a Basilea si dedica interamente agli studi tradizionali, concernenti principalmente la mistica, la metafisica, l’arte, l’artigianato e la cosmologia, argomenti su cui pubblica saggi e libri: la sua autorità e la sua competenza in tali ambiti sono oggi unanimemente riconosciute. Dopo la seconda guerra mondiale diviene direttore artistico della Urs Graf, casa editrice specializzata nella pubblicazione dei facsimile di antichi manoscritti celtici del Vangelo, come il libro di Lindisfarne, il Libro di Durrow e il Libro di Kells; quest’ultimo lavoro gli permette d’incontrare, in occasione della sua presentazione ufficiale, il papa Pio XII a Castel Gandolfo.

Il mito e il suo significato – Julien Ries (2005). Milano: Jaca book, 287 p. ; 23 cm.

La nostra epoca ha riscoperto il mito e lo ridefinisce di continuo: il termine “mito” è usato nelle accezioni più diverse, sia dal lessico comune sia dai vocabolari specialistici e le teorie sul mito si moltiplicano. Chiarita la terminologia di riferimento, Ries traccia una storia delle teorie del mito che, prendendo le mosse dalle prime attestazioni del vocabolo mythos nei poemi omerici, giunge fino agli albori del XX secolo, e propone l’analisi di alcuni modelli di interpretazione contemporanei. Dall’analisi di Ries emerge una concezione del mito non soltanto come “fenomeno umano”, ma come fenomeno prima di tutto “religioso”, che ha svolto e svolge un ruolo imprescindibile nella nella vita dell’uomo nella sua tensione verso il sacro.

Julien Ries (Arlon, 19 aprile 1920 – Tournai, 23 febbraio 2013) è stato uno storico delle religioni, cardinale e arcivescovo cattolico belga.

Il Vangelo Esseno della Pace: manoscritto aramaico del terzo secolo e testi in slavo antico – Edmond Bordeaux Szekely (1982). Genova: Manca, 39 p. ; 21 cm.

Questo è uno di quei libri che può mettere in crisi. Esso è stato tradotto da antichi manoscritti dei primi secoli dopo Cristo e contiene gli insegnamenti che Gesù impartiva nei riguardi della alimentazione e di altre regole igieniche di vita, al punto di lasciarci con gli occhi sbarrati. Contrariamente ai Vangeli sinottici, dove il messaggio di Gesù appare molto essenziale e privo di quell’entusiasmo che la forza trascinante del maestro lascia supporre, il messaggio in questo testo ci presenta un Gesù poetico, autorevole e forte, il Gesù che era ascoltato perché parlava alla gente con autorità. Il Vangelo Esseno della Pace, alla sua prima edizione, 60 anni fa, venne tradotto in 26 lingue e venduto in oltre 10 milioni di copie. Qualunque sia la sua origine, esso può aprire i nostri occhi, toccare il nostro cuore e rimuovere gli strati del nostro secolare condizionamento e può svelarci non solo la nostra origine, ma anche il nostro ruolo nell’universo.

Edmond Bordeaux Szekely (5 marzo 1905 – 1979) è stato un filologo e linguista ungherese, psicologo e sperimentatore della vita naturale. Szekely è l’autore di Il Vangelo Esseno della Pace, che ha tradotto da un antico testo che avrebbe scoperto negli anni ’20.

La scoperta del Vangelo Esseno della Pace – Edmond Bordeaux Szekely (1992). Genova: Edizioni Naturvi, 1 v. : ill. ; 21 cm.

L’autore racconta come scoprì il “Vangelo Esseno della Pace”, che alla sua prima edizione, 60 anni fa, venne tradotto in 26 lingue e venduto in oltre 10 milioni di copie.

Edmond Bordeaux Szekely (5 marzo 1905 – 1979) è stato un filologo e linguista ungherese, psicologo e sperimentatore della vita naturale. Szekely è l’autore di Il Vangelo Esseno della Pace, che ha tradotto da un antico testo che avrebbe scoperto negli anni ’20.

Dell’acqua e dello spirito: rituali, magia e iniziazione nella vita di uno sciamano africano – Malidoma Patrice Somé (1999). Vicenza: Il punto d’incontro, 381 p. : ill. ; 22 cm.

“Malidoma” significa più o meno “amico dello straniero o del nemico”. È credenza tra la popolazione Dagara dell’Africa occidentale che ogni individuo venga al mondo con un determinato destino e che il nome imposto rifletta tale destino. Stando a questa credenza, il nome di Malidoma indicherebbe la responsabilità di far conoscere all’Occidente l’universo dei Dagara, aprendo una via di comunicazione che possa avviare un processo di trasformazione. Dell’acqua e dello spirito apre questa via. Come un’insolita espressione della natura costantemente creativa, il racconto di Malidoma è al tempo stesso strano e meraviglioso. Ci troviamo inestricabilmente coinvolti in un arduo viaggio tra due mondi assolutamente diversi tra loro e ne usciamo trasformati, pregni dei profondi significati evocati in queste pagine. Le genuine e straordinarie esperienze di Malidoma costituiscono una sfida che pochi sanno affrontare e superare, nonostante la loro conoscenza delle antiche iniziazioni. Nell’ispirante, coraggiosa e coinvolgente autobiografia di Malidoma, la profondità spirituale della cultura africana diventa finalmente evidente, cosicché anche il mondo occidentale può attingere a questa fonte di rinnovata saggezza. La conoscenza, la compassione e la sincerità che troviamo in queste pagine costituiscono una speranza di mutua comprensione e guarigione spirituale per tutti i popoli. Liberando se stesso e illuminando tutti noi, Malidoma ci porta dove pochi esploratori sono arrivati: nel cuore, nella mente e nello spirito del popolo Dagara, in un mondo in cui la magia, i rituali e una più aperta concezione della realtà sono presenti in modo del tutto naturale nella vita di tutti i giorni.

Malidoma Patrick Somé (Burkina Faso, 1956) a 4 anni è stato rapito da missionari gesuiti, per essere convertito al cristianesimo, e ricevere un’educazione occidentale. E’ riuscito a scappare dalla scuola missionaria quando aveva 20 anni, e a tornare fra la sua gente. Purtroppo aveva dimenticato la sua lingua natia, e con essa la capacità di comunicare con il suo popolo, per cui ha dovuto iniziare un percorso di ri-apprendimento, della sua lingua e delle sue tradizioni. Malidoma significa “amico dello straniero” e proprio questo è Malidoma Somè, un amico degli stranieri, che aiuta il modno occidentale a comprendere i grandi tesori dell’Africa.

Storia delle civiltà africane – Leo Frobenius; traduzione di Clara Bovero (1964). Torino: Bollati Boringhieri, 577 p., [28] p. di tav. : ill. ; 22 cm.

Frobenius fu tra i primi a scoprire significative e antichissime forme di cultura là dove il colonialismo occidentale non vedeva che barbarie. Grandiosa sintesi storico-etnologica, frutto di una trentennale consuetudine umana e scientifica con il Continente Nero, La storia delle civiltà africane (pubblicato nel 1933) rievoca un mondo istituzionale, poetico e religioso che risale alla preistoria paleolitica. Anche se l’attenzione di Frobenius indulge, nello stile del metodo da lui creato, sugli aspetti mitici e apparentemente irriducibili a una chiara razionalità della civiltà africana, il libro rimane un’opera fondamentale per l’imponente messe di documenti: manufatti, oggetti d’arte, architettura, pitture e incisioni, rituali, miti, favole e leggende – queste ultime riunite in un novelliere di insospettata ricchezza e che perviene non di rado alla grande letteratura.

Leo Frobenius (Berlino, 29 giugno 1873 – Biganzolo, 9 agosto 1938) è stato un etnologo tedesco che, più di ogni altro studioso, contribuì a svelare all’Europa il valore delle culture africane. Con il materiale raccolto nel corso delle sue 12 spedizioni in Africa, sfatò definitivamente l’immagine colonialistica del “negro selvaggio”, mostrando agli europei la molteplicità e la ricchezza delle arti e delle tradizioni africane.

Guaritori di follia: storie dell’altopiano Dogon – Piero Coppo (1994). Torino: Bollati Boringhieri, 123 p. : ill. ; 22 cm.

Questo libro è la cronaca di un congedo: in partenza dal Mali nel 1990, l’autore racconta gli ultimi giorni del suo lavoro di medico e psichiatra impegnato in un programma di cooperazione. Sotto la sua direzione, si è costituito e ha acquisito rinomanza il Centro di medicina tradizionale di Bandiagara, un organismo multidisciplinare che studia gli aspetti simbolici della cura e sviluppa un progetto di collaborazione fra medicina tradizionale africana – l’arte dei guaritori – e i sistemi sanitari di base del paese. Elaborando il suo distacco da quel mondo, Coppo riordina pensieri e immagini, archivia brani di passato coloniale, rivive da epistemologo l’emozione dell’incontro con saperi ignorati e poteri che risanano, si scopre un estro di ritrattista nel disegnare figure che popolano l’altopiano, malati di “follia”, capi dogon, giramondo, aggiustaossa: sopra tutti, le grandi figure di guaritori. Sono volti, paesaggi, storie, voci, che alla fine ricompongono un frammento d’Africa.

Piero Coppo, neuropsichiatra e psicoterapeuta, insegna Etnopsichiatria all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha lavorato a lungo in Mali e in Guatemala, come esperto del Ministero degli Esteri italiano, in programmi di cooperazione tecnica sui sistemi locali di cura. Presso Bollati Boringhieri ha pubblicato, Tra psiche e culture. Elementi di etnopsichiatria (2003), Le ragioni del dolore. Etnopsichiatria della depressione (2005), Negoziare con il male. Stregoneria e controstregoneria dogon (2007). È anche autore di Etnopsichiatria (1996) e Passaggi. Elementi di critica dell’antropologia occidentale (1998).

Storie e leggende della Transilvania – a cura di Claudio Mutti (1997). Milano: A. Mondadori, 319 p. ; 20 cm.

I miti arcaici e misteriosi e le intense leggende che affondano le loro radici nella storia di quella regione contesa e travagliata che ha visto le imprese di Traiano, Attila e Dracula.

Lunario: dodici mesi di miti, feste, leggende e tradizioni popolari d’Italia – Alfredo Cattabiani; illustrazioni di Sigfrido Bartolini (1994). Milano: A. Mondadori, 456 p. : ill. ; 23 cm.

In questo “Lunario” ispirato agli antichi almanacchi che in passato riportavano le tavole delle lunazioni e ricordavano feste e fiere, Alfredo Cattabiani ci accompagna in un viaggio nelle nostre tradizioni popolari. In dodici capitoli, ciascuno dedicato a un mese dell’anno, vengono descritte le ricorrenze più interessanti, raccontati anedotti curiosi e illustrati i simboli astrologici. Un insolito libro nel quale l’autore ci accompagna attraverso usanze, devozioni, cerimonie, leggende, proverbi che costituiscono un ricchissimo patrimonio culturale alimentato da secoli di vita contadina e da una profonda fede religiosa, non sempre ortodossa. Un insostituibile e piacevole repertorio, da leggere o consultare mese per mese, pronto a rispondere a ogni curiosità su credenze, miti, santi, feste e simbologie di ogni tipo.

Alfredo Cattabiani (Torino, 26 maggio 1937 – Santa Marinella, 18 maggio 2003) è stato uno scrittore, giornalista e traduttore. Già direttore editoriale di alcune case editrici, ha ideato e condotto molti programmi su Radio Rai. Ha studiato storia delle religioni, simbolismo e tradizioni popolari, temi principali delle sue numerose pubblicazioni, tra le quali ricordiamo: Calendario (1988), Lunario (1994), Erbario (1994), Bestiario segreto (1995), Florario (1996), Planetario (1998), Breve storia dei giubilei (1999), Volario (2000), Zoario (2001), Acquario (2002).

Dal totemismo al cristianesimo popolare: sviluppi semantici nei dialetti italiani ed europei – Mario Alinei (1984). Alessandria: Edizioni dell’Orso, 165 p. ; 24 cm.

Il totemismo, che come scoperta della prima religione dell’umanità risale ai classici dell’etnologia, della storia della società e delle religioni ed è stato sempre studiato dal punto di vista storico-religioso ed etnologico, viene per la prima volta presentato sulla base di dati esclusivamente linguistici, e non solo come sistema classificatorio, ma anche e soprattutto come sistema magico-religioso vero e proprio. I dati linguistici, infatti, per il loro significato intrinseco e attraverso la loro evoluzione semantica, dimostrano come un sistema classificatorio universale presupponga necessariamente una visione dell’universo e della realtà, e quindi un sistema di comportamento etico. Curiosamente, la linguistica conosce, fra i suoi capitoli più importanti, un’imponente serie di monografie e saggi sul tabù linguistico, ma nessuna sul totem, che pure, nel periodo più remoto della nostra storia, ne rappresenta il pendant indispensabile. Eppure occorre prendere atto che il totemismo e la sua evoluzione sopravvivono in centinaia di nomi e di sviluppi semantici sopratutto dialettali, e in tutta Europa.

Mario Alinei (Torino, 10 agosto 1926 – Impruneta, 9 agosto 2018) è stato un linguista italiano. Professore emerito all’Università di Utrecht, dove ha insegnato dal 1959 al 1987, ha vissuto a Tavarnuzze, frazione di Impruneta. Fu fondatore dei Quaderni di Semantica, una rivista che tratta della semantica teorica e applicata. Fu anche presidente dell'”Atlas Linguarum Europae” (presso l’Unesco) di cui era cofondatore con Anton Weijnen dell’Università di Nijmegen.

Archetipi – Elémire Zolla (1988). Venezia: Marsilio, 171 p. ; 22 cm.

“Almeno due volte al giorno” – scrive Zolla – “ognuno di noi conosce l’esperienza metafisica: al momento del risveglio e quando ci si assopisce. L’esperienza metafisica è il momento di comunione col tutto, quando l’individuo dimentica la propria biografia, le illusioni della storia, della propria stessa identità, della propria decadenza, e partecipa del respiro universale”. “Rintracciare l’archetipo significa impadronirsi dei ritmi che sottintendono l’esperienza umana, la politica, la poesia… svelare il rapporto tra soggetto e oggetto, tra conoscente e conosciuto.”

Elémire Zolla (Torino, 9 luglio 1926 – Montepulciano, 29 maggio 2002) è stato uno scrittore, filosofo e storico delle religioni italiano, conoscitore di dottrine esoteriche e studioso di mistica occidentale e orientale.
Il padre era il pittore Venanzio Zolla (1880-1961), nato in Inghilterra da padre lombardo e madre alsaziana; la madre era la musicista britannica Blanche Smith (1885-1951). Zolla trascorre gli anni dell’infanzia tra Parigi, Londra e Torino apprendendo l’inglese, il francese e l’italiano.
In seguito studierà anche il tedesco e lo spagnolo. Questo poliglottismo contribuirà alla fama di grande erudito che lo accompagnerà sempre.
E’ considerato uno dei più grandi pensatori d’eccezione nella cultura italiana del Novecento. 

I tarocchi dal punto di vista filosofico: il pazzo, gli amanti, la morte – Giuliano Kremmerz (1944). Milano: Fratelli Bocca Editori, 169 p. ; 21 cm.

Tutti hanno una matta voglia di diventare maghi: scienziati, filosofi, ricercatori indipendenti, dottori pratici di ipnotismo, magnetizzatori, ciarlatani, giornalisti, preti e mistici, tutti hanno la loro famosa idea della magia e dell’arcano magico. Chi posa a superuomo arrivato al settimo cielo, chi a critico incredulo, chi a mistico, chi a pontefice che scomu­nica. Ma dal 1899 in cui cominciai a scrivere della Scienza dei Magi, un progresso enorme si è compiuto: la scienza umana, la osservativa e sperimentale, attraverso tanti studi e memorie d’indole diversa, è arrivata a capire e a confessare che qualche cosa ci sta nell’uomo vivente, che a prima vista non appare: una riserva di forze ignorate che in certi momenti non precisabili possono dare fenomeni inaspettati ed effettivi. Se l’uomo non fosse la bestia più intelligente e dotta della zoologia, si contenterebbe di mettere a profitto quello che ha trovato e provato, per allargare la conoscenza pra­tica di queste realizzazioni di poteri occulti che sono in noi.

Giuliano Kremmerz, all’anagrafe Ciro Formisano (Portici, 8 aprile 1861 – Beausoleil, 7 maggio 1930), è stato un esoterista, alchimista e scrittore italiano. Fu avviato agli studi e alla pratica ermetica da Pasquale de Servis (1818-1893) noto negli ambienti iniziatici come “Izar”. Fu uno studioso di ermetismo che ne divulgò le teorie al vasto pubblico degli studiosi di esoterismo e, per incentivarne la pratica sperimentazione, fondò la Schola Philosophica Hermetica Classica Italica – Fratellanza Terapeutico-Magica di MIRIAM (o MYRIAM), costituita su modello delle antiche fratellanze isiache egiziane e degli antichi culti misterici.

Da Zalmoxis a Gengis-Khan: studi comparati sulle religioni e sul folklore della Dacia e dell’Europa centrale – Mircea Eliade (1975). Roma: Ubaldini, 224 p. ; 21 cm.

I Miti e le Leggende, la Religione, gli Eroi, le Tradizioni, i Sortilegi, le “Cacce Rituali”, le Erbe Magiche, i Sacrifici, i Sacerdoti e i Maghi, i Riti di Guarigione e i Poemi Epici Balcanici in uno Studio Approfondito del Folklore dell’Europa centro-orientale.

Non esiste un’opera che presenti l’essenziale della religione dei Geto-Daci e contemporaneamente le più importanti tradizioni mitologiche e creazioni folkloristiche dei romeni. Questo libro di Mircea Eliade colmerà la lacuna.
Servendosi di un’enorme mole di informazioni, l’autore decifra le origini religiose del nome etnico dei Daci e individua il senso iniziatico del culto di Zalmoxis. Studia inoltre il mito cosmogonico romeno e la preistoria del “dualismo balcanico” e centro-asiatico; il mito della fondazione del principato di Moldavia e la “caccia rituale”; la leggenda del Monastero d’Arges e i riti di costruzione; certe credenze popolari in relazione alla magia e all’estasi, la mandragora e la raccolta delle erbe; infine le mitologie che hanno dato la loro forma ai capolavori della poesia epica romena.
Libro profondo, erudito e originale, in cui il lettore ritroverà le molteplici qualità rivelate dalle precedenti opere di Mircea Eliade.

Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907 – Chicago, 22 aprile 1986) è lo storico delle religioni e mitologo tra i più eminenti del Novecento, esperto in particolare di sciamanesimo, yoga e dei rapporti tra magia e alchimia. Le sue opere principali e più famose sono state: Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (1951); Lo yoga. Immortalità e libertà (1954); Alchimia asiatica, (1935-1937); Arti del metallo e alchimisti, (1956); Il sacro e il profano, (1956).

I Carmina Gadelica: sortilegi e invocazioni dell’arte druidica – Alexander Carmichael (1999). Aosta: Keltia, 158 p. : ill. ; 21 cm.

Un documento straordinario e unico di Testi in Gaelico con traduzione a fronte, raccolti e trascritti dalla tradizione orale delle Highlands e delle Isole di Scozia: la storia degli Ortha nan Gaidheal, i “Canti dei Gael” della Scozia Celtica. Una raccolta di sortilegi, invocazioni, preghiere ed incanti che ci riporta alle credenze pagane che la giovane religione cristiana cercò di imitare soppiantare e sopprimere ma non riuscì mai a cancellare.

La storia degli Ortha nan Gaidheal, i Canti dei Gael, i cui primi due volumi tradotti dal gaelico videro la luce nel 1889 a Edinburgo, inizia nella notte dei tempi. Fu il documento straordinario e unico di quella cultura che si andò lentamente creando nella Scozia celtica dalla lontana epoca precristiana alla fine della invasione vichinga, e che poi sopravvisse affidata alla memoria e alla recitazione dei bardi prima, dell’intera comunità del popolo delle Isole e delle Highlands poi, fino a che la cultura gaelica non fu lentamente soppiantata dallo sradicamento programmato e dalla colonizzazione della lingua inglese. È una storia straordinaria e affascinante, che già di per sé val la pena di essere raccontata.

Alexander Carmichael (nome completo Alexander Archibald Carmichael, o Alasdair Gilleasbaig MacGilleMhìcheil nel suo nativo gaelico scozzese) (1 dicembre 1832, Taylochan, Isola di Lismore – 6 giugno 1912, Barnton , Edimburgo ) fu un gabelliere scozzese, folclorista, antiquario e scrittore. Tra il 1860 e la sua morte, Carmichael raccolse una grande quantità di folklore, tradizioni locali, osservazioni di storia naturale, dati antiquari e oggetti materiali da persone in tutte le Highlands scozzesi, in particolare nelle Ebridi Esterne meridionali dove visse, lavorò e allevò la sua famiglia tra il 1864 e il 1882. Alexander Carmichael è meglio conosciuto oggi per i Carmina Gadelica, un compendio influente ma controverso della tradizione e della letteratura delle Highland pubblicate in sei volumi tra il 1900 e il 1971.

Rapporto dalla Dimensione X. La Vita, la Morte, l’Aldilà – Giorgio Di Simone (1973). Roma: Edizioni Mediterranee,  451 p.

Attraverso i risultati di lunghi contatti medianici con una entità disincarnata, questo libro spiega i perché dell’esistenza, della vita e della morte, della sopravvivenza dello spirito e della reincarnazione. L’autore, che dal 1963 al 1989 ha diretto il Centro Italiano di Parapsicologia porta a conoscenza del grande pubblico il risultato di oltre 20 anni di studi nell’ambito della “parapsicologia di frontiera”. La seduta medianica, con le sue “trance” a incorporazione, ritrova in tal modo una sua validità documentaria e una sua funzione di tramite tra “viventi” e un mondo che sta al di là della frontiera-morte. Le vere leggi che guidano la nostra struttura spirituale, al di qual e al di là della morte, le autentiche motivazioni della nostra vita in terra, vengono esposte e spiegate da questo contatto medianico che distrugge il falso moralismo e la falsa spiritualità.

Giorgio di Simone (Nizza, 15 ottobre 1925 – Napoli, 7 dicembre 2018) è stato un architetto e scrittore italiano, autore prevalentemente di saggi di parapsicologia.

I Celti d’Irlanda: società e diritto dell’ultima tradizione celtica – Anna Fattovich (2000). Aosta: Keltia, 143 p. ; 21 cm.

In Irlanda la cultura Celtica rimase dominante più che in altri paesi d’Europa e vi sopravvisse alla stessa Cristianizzazione. Si scoprono così le diverse forme di matrimonio o la norma che limitava il colore degli abiti di ogni diverso gradino sociale.

Anna Fattovich si occupa da anni di Storia del Medioevo irlandese. Laureata in Storia Medioevale presso l’Università “La Sapienza” di Roma, ha già pubblicato alcuni articoli su riviste specializzate e altri saggi tra cui “I Celti d’Irlanda” pubblicato in questa stessa Collana.

Trattato di storia delle religioni – Mircea Eliade (1954). Torino: Boringhieri, 538 p. ; 22 cm.

“Il fine che ci siamo proposti – scrive Eliade – è quello di mostrare che cosa sono i fatti religiosi e che cosa rivelano”. Nel complesso labirinto che essi costituiscono il lettore penetra a poco a poco, acquista familiarità con le diversità culturali da cui essi dipendono, prende contatto con le manifestazioni del sacro che si palesano a vari livelli cosmici (il Cielo, le Acque, la Terra, le Pietre), nei fenomeni biologici (i cicli vegetativi, i ritmi lunari, la sessualità), nei miti e nei simboli (il famoso mito dell’eterno ritorno). Il “Trattato” può leggersi da un duplice punto di vista: come interpretazione fenomenologico-religiosa spesso suggestiva e stimolante, e come documento del travaglio della cultura moderna, impegnata nella ricerca di un più ampio e sensibile umanesimo.

Mircea Eliade (Bucarest, 13 marzo 1907 – Chicago, 22 aprile 1986) è lo storico delle religioni e mitologo tra i più eminenti del Novecento, esperto in particolare di sciamanesimo, yoga e dei rapporti tra magia e alchimia. Le sue opere principali e più famose sono state: Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (1951); Lo yoga. Immortalità e libertà (1954); Alchimia asiatica, (1935-1937); Arti del metallo e alchimisti, (1956); Il sacro e il profano, (1956).

Il porto invisibile di Orbetello – Mario Pincherle (1989). Ospedaletto: Pacini, 159 p. : ill. ; 29 cm.

Cinquemila anni fa Orbetello era un porto di enorme interesse strategico, invisibile dal mare, cinto da mura ciclopiche doveva racchiudere un faro, dei magazzini e, forse, un tempio. Dall’importante studio nasce un libro che, oltre ad approfondire problemi mai del tutto risolti, fornisce elementi risolutivi per la datazione delle mura poligonali a blocchi.

Mario Pincherle è uno scrittore noto soprattutto per le sue indagini paleotecnologiche in materia di archeologia misteriosa. Nel 1965 teorizza uno studio nell’ambito dell’egittologia (senza concreti riscontri scientifici) sulle modalità di costruzione della piramide di Cheope, ipotizzando nei monoliti di granito interni una presunta “torre” che ha ritenuto preesistente alla piramide stessa, rinominata Zed.
Grande conoscitore di lingue antiche, Mario Pincherle ha anche tradotto molti testi antichi tra cui gli apocrifi Il Vangelo di Tommaso e Il libro di Enoch, entrambi tradotti dall’aramaico.
Tra i suoi testi: La nuova Etruscologia (1999), Il segreto dell’Arca (2000), Il Vangelo della Gioia (2001), La grande Piramide e lo Zed (2000), Leopardi segreto (2006), Giobbe: il segreto della Bibbia (2009).

error: Il contenuto è protetto!!!